Dritto al cuore

Input: Parla di un personaggio che ha perso qualcosa di importante per lui/lei.

Siamo qui, sul campo di battaglia. Adesso so qual è il mio destino, vedo chiaramente il mio futuro. La ragione della mia vita sta per esaurirsi con me. Guardo per l’ultima volta l’uomo davanti a me, il volto magro nascosto dall’elmo. Chissà se lo rivedrò. Padre, spero tu possa esser fiero di me.
È stata una vita breve, ma l’amore che ho ricevuto ne ha dilatato enormemente il tempo per me. La prima volta che ho aperto gli occhi, il primo ricordo di questo mondo, è stato lui. L’uomo che avevo davanti aveva la fronte un po’ corrugata, gli occhi fermi su di me, e un sorrisetto un po’ affaticato che gli alleggeriva l’animo. Non mi è sembrato bello, però quando mi ha stretto e mi ha sollevato in aria ho visto tutto l’orgoglio e la gioia che un uomo può provare. Adesso voglio che mi guardi con lo stesso sguardo, voglio che possa dire che suo figlio lo ha reso il padre più felice del mondo.
Quindi eccomi, è il mio momento.
L’arco è teso. Faccio un respiro profondo. Dipende tutto da questo. Prendo la spinta giusta, e finalmente sto volando. Attraverso tutto il campo dall’alto, ma vedo solo il mio obiettivo. È l’arciere, quello che ne ha già ammazzati a decine. Ma adesso sarò io a porre fine ai suoi tiri, sarà la mia punta affilata a trafiggerlo. Ci sono quasi. Padre, guardarmi! Lui alza la testa, mi ha visto arrivare, ha fatto il suo errore. Miro al collo e la carne, tenera, si lacera sotto di me. Stramazza, ancora qualche lamento, il corpo si irrigidisce. Ce l’ho fatta. Sì, ci sono riuscito. Padre, vorrei poter rivedere lo sguardo che mi rivolgevi quando mi affilavi, la cura con cui mi hai costruito.
Qualcuno mi afferra. L’arciere accanto mi strappa dalla carne con un urlo, tende l’arco. Il mio sguardo è di nuovo rivolto al campo. Con forza disumana vengo proiettato in aria, ma sono stato forgiato bene, la fendo senza alcun problema. La traiettoria è precisa. Eccolo! Padre, sto tornando! Hai visto cosa ho fatto per te? Sì, padre, torno per sentire ancora le tue ruvide mani carezzarmi, per gioire con te del mio successo. Perché mi guardi così? Perché urli? Non ti ho forse portato onore? Dove ho sbagliato? Ti prego, accoglimi, non fare così. Il tuo sguardo mi terrorizza, mi mortifica. Non mi vuoi più bene, non sono più tuo figlio, è questo che mi stai dicendo. No. Questo mi spezza il cuore. Ti prego perdonami.
Di nuovo la carne tenera. Il calore liquido che mi impregna. Sono stato forgiato proprio bene.

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     -Ronny-

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