In-Chiostro

ImmagineIl 23 aprile 2010, in occasione della giornata mondiale del libro e del diritto di autore, la Biblioteca comunale “Renato Fucini” di Empoli organizzò “In-chiostro”, un concorso di scrittura creativa estemporanea, rivolto a giovani e adulti. Il concorso  fu suddiviso in due categorie di partecipazione: giovani (da 14 a 20 anni) adulti (da 21 anni in poi). Questo consiste nella scrittura estemporanea di un racconto in lingua italiana di minimo 1500 fino a un massimo di 3000 battute spazi inclusi, su un soggetto estratto a sorte prima dell’inizio della prova. I racconti dovevano essere prodotti dai concorrenti nella sede del concorso e nel tempo stabilito dalla commissione.
Questo era il regolamento di un concorso a cui partecipai in prima superiore.
La traccia del tema estratto a sorte fu: “Mi sveglia dolorante su di un manto erboso”.
Il primo classificato della sezione giovani fu un ragazzo del mio stesso istituto e di un anno più grande.
Io arrivai seconda in classifica e fu una vera e propria sorpresa. Conservo ancora l’attestato!
L’anno seguente ci riprovai, anche se con poca convinzione, e infatti non mi riuscii a classificare.
Ma sono comunque orgogliosa del mio premio.
Questo era il mio tema:

Ricordi

Mi svegliai dolorante su di  un manto erboso. Non ricordavo molto di me.
Le luci dell’alba stavano rischiarando il cielo. Mi alzai e mi guardai intorno: gli alberi mi circondavano. Decisi di incamminarmi seppure senza una meta.
Trovai un sentiero e lo percorsi, mi chiesi come fossi arrivato lì. Non sapevo darmi una risposta e mentre pensavo continuavo il mio cammino, finché non vidi una strada: deserta come il bosco. Seguii il nuovo percorso. Mi accorsi allora dell’immobilità della natura. Uno strano istinto mi diceva di trovare un posto sicuro, non potevo ascoltarlo e non potevo ascoltare neanche le mie gambe, tremanti e doloranti, perché volevo sapere, volevo conoscere e scoprire.
Vidi una donna in lontananza, forse anche lei aveva visto me perché mi stava fissando, immobile. Continuai a camminare e finalmente la raggiunsi. Continuava a guardarmi, poi mi tese la mano. Ero curioso di sapere cosa volesse o  dove volesse portarmi. Guardai la sua mano, allora la allungò e prese la mia. Ricominciai a camminare al suo fianco.
Arrivammo in una vecchia casa di campagna. All’interno era spaziosa e calda. La donna mi fece sedere davanti a un camino acceso e mi portò una coperta che mi mise sulle spalle. Stavo tremando e i muscoli mi dolevano ancora. Guardai la donna che si era seduta vicina a me, sul tappeto.
-Come ti chiami?- Non risposi, i miei pensieri erano assai confusi -Io sono Clara. Cosa ci facevi lì?- Continuai a fissarla senza parlare -Sai, quel bosco è pericoloso. Ci sono morte molte persone- non riuscii a rispondere e  il suo sguardo si perse tra le fiamme.
-Non so chi sono.
Quelle poche parole mi fecero star meglio. Mi sembrava di parlare per la prima volta da un sacco di tempo. La voce era incerta e tremava, come me. Mi strinsi ancora di più nella coperta e osservai di sottecchi la reazione della donna. Mi rivolse uno sguardo curioso e io istintivamente guardai altrove.
-Come hai fatto ad arrivare qui?
-Ho seguito la strada.
Clara posò la mano sulla mia guancia e ne percepii il calore.
-Mi stavi aspettando- una semplice constatazione.
-Non puoi esserne certo- la fissai e attesi. –Sì, ti stavo aspettando. Ti ho aspettato ogni giorno- gli occhi le si inumidirono. -Sei scomparso tre anni fa dopo mio padre e mio fratello. Non siete mai tornati, come è possibile che tu sia vivo? Dove sei stato??
Il suo tono di voce era disperato e frustrato, mi buttò le braccia al collo e premette le labbra sulle mie con foga. Rimasi spiazzato e il mio corpo dolorante protestò. La donna si accorse del mio sussulto e mi lasciò.
I battiti del mio cuore erano accelerati. Anche se la mia mente non aveva ricordi, probabilmente il mio cuore li aveva conservati.
Presi il volto di Clara tra le mani e la fissai. Non so perché ma mi trovai a cercare i miei ricordi nei suoi occhi e vi vidi un barlume di amore. Questa volta fui io a baciarla e ricordai molti di quei momenti con lei. Il suo corpo premuto sul mio era un’emozione indescrivibile, niente mi sembrava umano. In quel momento capii che il peccato era solo qualcosa di dolce e eterno.
Sono passati anni da allora, ma ancora non so cosa mi sia successo in quegli anni nel bosco, ma so che l’amore non è solo un sentimento.-Ronny-

Successivo Storia da un sogno - Murtò

Lascia un commento